UA-74305567-1 NOI E UNA CITTA – MARIAGRAZIA PELLERINO

NOIUNACITTA'-big

NOI UNA CITTA’
La sinistra che disegna Torino

Il sistema locale e il governo locale sono sempre più importanti a fronte del declino della centralità dello Stato nazionale per effetto della globalizzazione: è il locale la dimensione concreta delle azioni e della quotidianità della produzione e della riproduzione.

Se l’epoca moderna è stata contrassegnata dall’indebolimento delle autonomie locali (pensiamo alle Città Stato) e dall’avvento dello Stato Nazione fondato sull’omologazione culturale e identitaria e spesso sull’esclusione del diverso, la contemporaneità è più che mai caratterizzata dalle città e dalla necessità di inclusione e integrazione.

Se l’orizzonte in cui ci muoviamo è globale, allora hanno importanza i luoghi: per questo si dice che nella globalizzazione le città assumono una nuova centralità. Sono le città dove si può scegliere di andare o di restare per studiare, lavorare, fare impresa, migrare, vivere, fare figli.

Le dimensioni locali fanno reti globali, reti di città, networks di ricerca, di imprese, di università, di organizzazioni sociali: una dimensione locale che è tanto più capace di stare in rete quanto più è capace di fare rete nel suo territorio, di allargare la base di partecipazione e di decisione.

Per questo è importante essere al governo nelle città che sono, non soltanto i luoghi dell’innovazione e della crescita, ma anche i luoghi dove si concentrano la iniqua distribuzione delle risorse e la diseguaglianza sociale.

Proprio dal governo delle città possono partire proposte più efficaci nel trovare misure e interventi che siano non già distributivi ma redistributivi e tali da permettere mobilità sociale e permeabilità.

I Governi centrali del nostro Paese che in questi anni si sono avvicendati hanno pesantemente sacrificato sull’altare del patto di stabilità le risorse dei Comuni, rendendo molto difficile per i governi locali gestire le azioni di welfare rese ancora più necessarie a fronte di un impoverimento economico di una parte della popolazione.

L’attuale Governo non ha affatto cambiato direzione ed anzi ha avviato un disegno di depotenziamento delle articolazioni territoriali dello Stato e delle autonomie locali, accentrando sempre più competenze e gestione delle risorse.

Per questo è necessario, come sinistra, restare al governo delle città, e per governare e non condannarsi alla testimonianza politica la strada della coalizione nel centrosinistra è quella piu utilmente percorribile.

Come sappiamo il Governo attuale è frutto del risultato di elezioni politiche che hanno creato uno schema tripolare e dove il centro destra è al governo con il PD. Questo Paese non è un Paese dove la sinistra abbia uno spazio maggioritario, a differenza di altri Paesi europei dove le elezioni hanno da sempre sancito un’alternanza al potere che da noi è mancata.

La scelta di una sinistra che vuole governare perciò non può che essere una scelta di coalizione, certo senza perdere le proprie identità culturali e politiche, ma anzi rimettendole al centro ogni volta attraverso la discussione e la contrattazione, sì che i valori di giustizia sociale e uguaglianza emergano dai contenuti del processo decisionale del governo in cui si siede.

La politica di testimonianza porta a nostro avviso all’estinzione culturale e politica della sinistra che oggi conosciamo poiché la cittadinanza che chiede partecipazione la chiede per stare nei processi decisionali e non in partiti o in esperienze politiche autoreferenziali.

Se poi parliamo di governo locale, da sempre esso rappresenta la democrazia di prossimità, quella che dà modo alla sinistra di assumersi certo responsabilità non facili da gestire ma anche di poter esprimere una differenza, di segnare di contenuti politici propri il governo di un territorio.

Del resto è importante che la sinistra sappia giocare bene la propria forza di stare al governo nel momento in cui il PD ha bisogno della sinistra per voltare, dal sistema tripartito, ad un traguardo.

Queste le ragioni di una sinistra che vuole stare al governo della Città.

Torino, la nostra città accogliente, solidale, metropolitana e internazionale

Sullo sfondo, ma sarebbe meglio dire nel contesto, la città metropolitana, poiché il Sindaco e il Consiglio Comunale di Torino saranno anche Sindaco e organi di indirizzo politico della Città Metropolitana, che appare una dimensione importante dello sviluppo sostenibile di Torino anche verso l’internazionalizzazione della Città.

Torino continua ad essere la quarta città d’Italia ma come molte altre città del Paese ( il dato è segnalato anche dall’Osservatorio nazionale su infanzia e adolescenza) soffre di una riduzione di nascite, di residenti in età fertile, di emigrazione giovanile. Le ragioni di questa tendenza sono articolate ma certo anche intrecciate alla crisi economica.

Torino è la metropoli italiana dove negli ultimi dieci anni vi è stata la maggiore crescita di stranieri e continua ad avere uno dei tassi migratori più alti d’Europa (più di Barcellona, Lione; Amsterdam; fonte Rapporto Rota su Torino; 2015).

Negli ultimi due anni la disoccupazione e la crisi hanno segnato una flessione, peraltro modesta, di lavoratori immigrati in Città ( di circa 6000 unità su un totale di 142.000) e per ritornare ad incrementare il numero di questi torinesi sarebbe necessario agire per garantire livelli retributivi più equi e migliori occasioni di lavoro.

L’attrattività internazionale per studenti universitari, la creazione di offerta di lavoro di qualità per i laureati o dottorati internazionali, l’accoglienza di lavoratori stranieri, il sostegno alle politiche formative e i servizi per l’infanzia, insieme all’offerta culturale e alla capacità di fare integrazione tra culture, sono centrali per continuare a fare di Torino una città accogliente.

Cosa abbiamo costruito in questi 5 anni

In questi cinque anni il federalismo fiscale che avrebbe potuto rendere sostenibili le azioni di governo locale è stato travolto e la scure dei governi centrali si è abbattuta pesantemente sui Comuni.

Il combinato disposto dei vincoli di bilancio per il rispetto del patto di stabilità e i limiti normativi relativi all’assunzione di personale e al turn over dei pensionamenti hanno reso molto difficile la gestione dei servizi e la risposta ai bisogni di quella parte di popolazione più colpita dalla crisi.

In questo contesto tuttavia l’Amministrazione Comunale ha saputo reagire, mantenendo invariata l’offerta di servizi ed anzi arricchendola di nuove opportunità, ha promosso politiche tariffarie con agevolazioni e riduzioni per le/i cittadine/i più fragili , ha lavorato sull’evasione ed elusione fiscale, ha incentivato politiche di emersione.

Ricordiamo che i criteri di accesso ai servizi per l’infanzia che abbiamo previsto nei nostri regolamenti sostengono i nuclei piu fragili (ad es. madri single) e ciò rappresenta una precisa scelta politica.

Del resto nelle conclusioni del capitolo dedicato all’istruzione del citato Rapporto Rota 2015 si può leggere “ è cresciuta la dotazione di asili nido cosi come il tasso di copertura della domanda potenziale” e Torino resta la metropoli che investe di più nella scuola con politiche educative di supporto.

Allo stesso tempo si è puntato ad un modello di sviluppo locale sostenibile fatto di promozione dell’innovazione, della ricerca, della cultura e del turismo come driver economici: non è un caso se Torino e i suoi eventi culturali, con le conseguenti ricadute economiche e di lavoro, sono premiati dall’attenzione internazionale. Cosi come non è un caso se gli studenti internazionali in questi ultimissimi anni sono quintuplicati e raddoppiati quelli fuori sede.

Non è un caso che Torino sia contornata da centri di ricerca su automotive e design di compagnie indiane, cinesi e al Politecnico General Motors intende raddoppiare la sua presenza. Cosi come non è un caso che Torino sia la città italiana, seconda solo a Milano, per numero di brevetti depositati.

A Torino insiste uno dei distretti aerospaziali più riconosciuti al mondo e l’Energy Center che sta sorgendo è stato scelto dall’Europa: dalla Commissione Europea per insediare laboratori di ricerca sulle tecnologie elettriche e dell’energia.

Cosa vogliamo fare

La strada per vincere sulla disoccupazione è quella di aumentare la capacità e la formazione delle cittadine/i per attivare lavoro di qualità, attrarre nuove imprese e fare sviluppo sostenibile a partire dalle competenze e dalle vocazioni che Torino ha consolidato negli anni, come quelle industriali, artigianali quelle culturali (dal cinema alla radio passando per l’arte contemporanea) .

Questi processi di cambiamento sono di medio-lungo periodo e si basano sulle politiche educative e formative:

L’offerta di posti nei nidi deve aumentare per dare maggiori opportunità alle donne di lavorare da un lato, ma anche di accrescere le possibilità di accesso per le bambine e i bambini a servizi educativi che sappiamo essere decisivi per il futuro successo scolastico: per questo altri nidi sono in corso di realizzazione (area ex INCET, Piastra Parri ed altri).

Il numero di studenti che si iscrivono alle superiori è in aumento anche se rimane ancora molto da fare sull’abbandono scolastico e sul recupero della dispersione con percorsi individualizzati così come è necessario valorizzare di più la componente multietnica delle scuole torinesi.

Torino Città Universitaria è stato il piano di cui si è dotata questa Amministrazione Comunale per mettere a valore la vocazione universitaria torinese: atenei piu forti nella didattica sono anche più forti nella ricerca e la sinergia tra i due profili crea quella ricaduta scientifica ed economica ma anche sociale a vantaggio del territorio.

La Città ha lavorato molto per questi risultati ottenuti insieme da tutti gli attori di Torino Città Universitaria: ora che tutta la città è consapevole dell’asset strategico che il profilo dell’alta formazione rappresenta per il futuro è necessario impegnarci per l’aumento degli spazi didattici, delle opportunità per il diritto allo studio, e per progetti volti a far scegliere a questi studenti la nostra Città per viverci e lavorarci.

L’Italia è fanalino di coda dei paesi OCSE per numero di laureati e Torino da Nord guida in negativo la classifica: come non associare il dato dei pochi laureati e in generale della bassa formazione dei nostri giovani con il dato per cui Torino si distingue tra le città del Nord: quello della disoccupazione giovanile?

Siamo convinti che la differenza per cambiare il verso a queste tendenze sia l’alta formazione delle ragazze e dei ragazzi torinesi; infatti le assunzioni calano al calare delle qualifiche dei giovani: tra i laureati i tassi di disoccupazione sono decisamente bassi, soprattutto per certi corsi di laurea.

Del resto la disoccupazione in generale colpisce quei quartieri della città dove è più forte la presenza di cittadini con minori strumenti formativi e anche di NEET, fenomeno giovanile ma non solo.

E’ necessario intercettare queste storie di vita e intesserle in tessuti rigenerativi di welfare valorizzante le competenze individuali ma anche tracciare meglio questi percorsi soggettivi, studiarli e individuarne le ragioni, cosi come è ormai imprescindibile intervenire con politiche di educazione e formazione degli adulti in una chiave di lifelong learning su cui gli Atenei e le autonomie scolastiche potrebbero essere fondamentali alleati.

La sostenibilità ambientale si gioca certamente con politiche mirate sul trasporto pubblico, sull’efficientamento energetico, sulla mobilita dolce, ma è altrettanto importante che Torino riconosca il suo ruolo di città nelle politiche del cibo, della relazione tra cibo, città e campagna. Ciò vale soprattutto su scala metropolitana per valorizzare i terreni che rischiano di desertificarsi e per portare aggregazione e innovazione nell’offerta produttiva agricola, che potrebbe rappresentare un’occasione di lavoro per i giovani a partire da una vocazione esistente, da irrobustire nelle capacità di cooperazione del frammentato panorama dei produttori.

In questo contesto le forniture pubbliche come quelle della ristorazione collettiva delle mense scolastiche e ospedaliere e dei servizi sociali potrebbero rappresentare un tassello importante per dare fiato e base alle produzioni locali.

Così come il commercio di prossimità, che innerva i quartieri e vivifica con la qualità e la relazione quotidiana il consumo di migliaia di torinesi, va tutelato e sostenuto perché rappresenta una caratteristica della vivibilità e del benessere, oltre che della sicurezza, cittadini.

La partecipazione è la chiave per far crescere la consapevolezza delle differenze che segnano una comunità cittadina ed anche per ottenere risposte più efficaci proprio perché frutto di tanti punti di vista e di diverse intelligenze.

In questo mandato amministrativo abbiamo lavorato ad alcuni strumenti di partecipazione come il bilancio deliberativo proposto nella Circoscrizione 7 ma anche in altri ambiti: come la Conferenza cittadina delle Autonomie Scolastiche, che è diventata uno strumento di condivisione del percorso decisionale in materia educativa, il Piano Adolescenti disegnato con 3800 ragazze e ragazzi, i percorsi partecipati CRESCERE 0/6 sulle politiche per l’infanzia.

Questi strumenti vanno affinati e messi a disposizione anche in altri settori poichè la cittadinanza esprime oggi il desiderio di partecipare e migliorare la gestione della cosa pubblica e questo desiderio va incoraggiato per ricostruire quei legami di fiducia tra Città e comunità cittadina.

Mariagrazia Pellerino

Febbraio 2016